Le voci del territorio

CINGHIALI, CAPRIOLI E NON SOLO

di Gianluca Castellini

Una accorata richiesta di aiuto da parte dei produttori agricoli del nostro territorio, non sono risultati sufficienti i danni causati dai cinghiali, l’invasione dei gabbiani, ora anche i caprioli invadono vigneti, uliveti e aree coltivate distruggendo tutto ciò che è commestibile. Censiti un anno fa un centinaio di capi, non esistendo antagonisti ed essendo vietata la caccia, si prevede quest’anno la crescita dei simpatici ungulati a oltre 400 capi. Nelle “5 Terre” per proteggersi dagli assalti dei cinghiali sono stati spesi migliaia di Euro per la realizzazione di recinti anti intrusione, posizionati in profondità per evitare la penetrazione in basso. Ma a differenza dei cinghiali i caprioli saltano molto in alto e riescono a superare facilmente le barriere esistenti, che pertanto risultano inutili. Occorrerebbe investire altri soldi per alzare i recinti, altre spese che andrebbero a incidere sui costi di produzione. Le “5 Terre” costituiscono un paesaggio unico al mondo, di cui le terrazze coltivate a vite rappresentano una componente fondamentale. Conservarle significa difendere il territorio, dal punto di vista ambientale, geologico, turistico, considerando che proprio la particolarità dei muretti a secco, unitamente ai caratteristici borghi e al mare, rappresentano il richiamo su cui si fonda l’economia dell’intero comprensorio e il suo indotto. E’ pur vero che è impossibile competere dal punto di vista economico con altre produzioni di vino e di olio, il prodotto della nostra terra è di nicchia, particolare per l’esposizione al sole e al salino del mare, il suo prezzo deve essere necessariamente diverso e in questo i produttori fanno salti mortali per poterlo proporre sul mercato. Non bastavano i costi per realizzare i muretti a secco, per posizionare e mantenere i treni elettrici a cremagliera di produzione svizzera, i danni causati dai cinghiali, ora ci si sono messi anche i caprioli. Occorre intervenire, con aiuti consistenti per mantenere quello che ancora resiste, perché l’abbandono significherebbe la fine di tutto. Dove le terrazze sono state abbandonate il dissesto geologico è evidente, il terreno frana e costituisce un pericolo costante. Non si chiede di abbattere cinghiali e caprioli in modo indiscriminato, ma operare con campagne mirate di sterilizzazione, altrimenti tra pochi anni ci saranno più cinghiali, caprioli e gabbiani che residenti. I costi? Si risparmierebbero i contributi per risarcire chi oggi ha subito danni a causa degli animali, la sterilizzazione rappresenterebbe un vantaggio e avrebbe il consenso degli ambientalisti. Tutti contenti quindi? Non è così, i produttori sono stanchi e sfiduciati, è giunto il momento di aiutarli finalmente in modo concreto e tempestivo, da parte delle istituzioni, Regione in primo luogo.

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