Cinque Terre Le voci del territorio

INTERVISTA A MARZIA RAGGI, PERCHE’ IL VINO DELLE CINQUE TERRE E’ DONNA!

di Sara Zoppi 

Iniziamo subito raccontando che, come sostiene Marzia Raggi, produttrice di vino locale, la società delle Cinque Terre è sempre stata matriarcale. Le donne hanno portato avanti con passione e determinazione i vigneti quando gli uomini erano impegnati in guerra o in mare per lungo tempo. Quindi non ci dovrebbe essere nulla da meravigliarsi se oggi alla guida di un’azienda vitivinicola c’è una donna.

1. Come nasce il brand e perché?

Con l’alluvione del 2011 sono andati persi parecchi terreni. Molti conferitori di Sassarini hanno chiesto di adottarli e qui sono entrate in gioco io. Ho ricevuto molti terreni e ho deciso di iniziare a produrre il mio vino. Diciamo che questo progetto nasce da un’esigenza di recupero, da una parte, e mantenimento, dall’altra, del nostro bel ma alquanto fragile territorio.

2. Come nasce il nome A Scià e l’immagine ad essa legata?

La signora, in dialetto locale “a scià” sono io. Un vino in cui metto nome e faccia. Il nome è nato per caso. La sera dopo aver registrato il marchio della nuova azienda, mi sono trovata per caso a visitare la mostra d’arte realizzata dall’artista monterossina Hélène Barraud che aveva esposto quadri aventi per tema “Le donna e la terra”. Mi ci è voluto un po’ di tempo per capire che Hélène era la persona giusta alla quale affidare il mio progetto. L’ho contatta e le ho chiesto di tirare fuori il nome e l’immagine. E’ nata “A Scià” e il suo simbolo, rappresentato dall’immagine della donna che racchiude nella sua ampia gonna tutte le Cinque Terre.

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3. Descrivi la tua giornata lavorativa tipo

L’Azienda Agricola Monterosso è un’azienda piccola che riesco a portare avanti senza troppe difficoltà. Al momento ho due dipendenti che lavorano nelle vigne, con cui ho un rapporto quotidiano e di fiducia. Volendo sintetizzare sono due gli elementi fondamentali del mio lavoro: il vigneto e il marketing. Occorre fare un buon lavoro e poi comunicarlo nel modo giusto. Ovviamente il fatto che sia donna è la parte che incuriosisce di più ed è di per se una comunicazione efficace.

4. Cosa vuol dire essere un produttore (donna) di vino oggi nelle Cinque terre?

Oggi da imprenditrice agricola mi interessa portare avanti e sviluppare il messaggio del ripristino e del mantenimento del territorio. Perché senza l’agricoltura il terreno non regge! Oggi sono pochi i viticoltori che vivono solo di quello. Nelle Cinque Terre siamo solo in tre: Io, mio marito (Giancarlo Sassarini, ndr) e Jerry Castè (La Polenza, ndr). La difficoltà principale di gestire terreni nelle Cinque Terre è la parcellizzazione, è quasi impossibile avere i vigneti collocati in un’unica zona!

5. In che modo l’Ente Parco e i Comuni potrebbero agevolare le aziende vitivinicole locali?

L’Ente Parco è molto attivo sul lato agricolo e sta portando avanti progetti che aiutano i viticoltori locali. Parlando in generale si può agire sul Piano Regolatore nel senso di introdurre nuovi trenini, costruire mulattiere per consentire il passaggio di mezzi agricoli e facilitare il trasporto delle merci; sfalcio delle strade provinciali e installazioni di recinzioni per contrastare il passaggio dei cinghiali.

6. Lo scorso Aprile é stato inaugurato il recupero del vigneto storico presso l’Eremo della Maddalena, sopra Monterosso. Quali sono le zone delle Cinque Terre che secondo te meritano più di altre di essere recuperate?

Prima del vigneto della Maddalena sono riuscita a recuperare altri terreni, a Drignana, una frazione sopra Vernazza e a coltivarli a vite. I vigneti recuperati della Maddalena hanno un’importanza storica e si prestavano a una comunicazione forte che ribadisse il messaggio centrale del recupero. Perché solo così le Cinque Terre potranno continuare ad esistere e perché no, magari tornare anche al loro splendore iniziale, come negli anni ‘70 quando la maggior parte del territorio era coltivato.

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Vigneti delle Cinque Terre nel 1970

7. In quanto tempo esaurite i vini prodotti?

Al momento produco 8.000 bottiglie: 4.000 di bianco, Cinque Terre DOC (esclusivamente in barrique, botti piccole di rovere francese) e 4.000 di rosso IGT. A fine Luglio ho venduto i 2/3 della produzione. Produco e vendo anche lo Sciacchetrà, solo 350 bottiglie, che finisco in fretta, tra degustazioni e regali. Sicuramente lo Sciacchetrà deve diventare sempre di più un prodotto di nicchia che può essere apprezzano da coloro che conoscono e amano il vino. Non può abbassarsi a diventare un prodotto commerciale e turistico.

8. Se dovessi scegliere un vino, al di là dei tuoi, da quale azienda vinicola delle Cinque Terre compreresti?

Mi piace molto il vino DOC di Luciano Cappellini, perché esprime chiaramente tutte le caratteristiche del vino delle Cinque Terre. Per lo Sciacchetrà sicuramente sceglierei di degustare quello di Forlini – Cappellini, morbido e con intense note di frutta secca, fiori e albicocca.

9. Le soddisfazioni che hai ricevuto fino ad oggi e i tuoi progetti futuri…

Le soddisfazioni sono state tante. Da quando ho iniziato ho ricevuto molti complimenti, e quelli più gratificanti sono arrivati da colleghi e addetti ai lavori. Vedere che il tuo vino è apprezzato e definito “sofisticato, verticale ed elegante” è una gran bel risultato! Tra i nuovi progetti, sicuramente c’è il recupero di alcuni terreni di Monte Albereto, che offrono un ampio spazio, dove vorrei introdurre il primo esperimento di meccanizzazione nelle Cinque Terre.

Tante idee e progetti che vengono portati aventi con grande entusiasmo, passione e soprattutto amore per il territorio, perché senza di quello non si può andare lontani, e Marzia è proprio sulla strada giusta.

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