Storie di ieri

DA AMSTERDAM A COPENHAGHEN ATTRAVERSO IL CANALE DI KIEL

di Amm. Giuliano Rampani 

Ho sempre affermato di essere partito da Levanto, giovane neo diplomato dalla mitica Via Guani, per l’Accademia Navale di Livorno, senza mai nel tempo dimenticare le origini della mia famiglia, sicuramente oneste e laboriose, ma certamente non ascrivibile a quelle di sangue blu. Raramente nei lunghi anni di servizio attivo ho esternato, con i miei paesani e nemmeno con gli amici più stretti, i compiti svolti, le operazioni cui prendevo parte sia in destinazioni di bordo che a terra, fedele al concetto “necessità di conoscere da parte di terze persone” conscio del fatto che un “segreto per essere definito tale, deve essere conosciuto da una sola persona”. Quasi sempre dal mio operato ho lasciato fuori anche i miei familiari… perché in alcuni casi mettere in angoscia le persone alle quali vogliamo bene?…..Oggi leggo di 007 da bar che pontificano, discutono, hanno partecipato sotto pseudo copertura alle missioni più strane…..beh..lasciate perdere ed andate a leggervi “Nome in codice ULISSE”..scritto, dopo aver lasciato il servizio,dal compianto Amm. Fulvio MARTINI per anni a capo del SISMI…almeno evitate di essere ridicolizzati, per alcuni accertamenti bastano due o tre minuti. Devo riconoscere che in vecchiaia a questi miei principi ho qualche volta derogato. L’ho fatto per quello che, professionalmente parlando, è stato il più grande ed unico amore della mia vita: “la Nave Amerigo VESPUCCI”, tanto di Lei tutto è conosciuto, la Regina dei Mari non ha nulla da nascondere e quindi torno ancora una volta a Lei, descrivendo una manovra marinaresca che certamente non si può fare dallo scoglio della Pietra alla caletta di Portiglione!

Lasciato alle spalle il porto di Amsterdam, dove per l’operazione “Operation Sail 1980” avevamo sostato per alcuni giorni in compagnia dei velieri più belli del mondo, riprendemmo la nostra campagna addestrativa alla volta del porto successivo: Copenaghen in Danimarca. Il tempo buono ed il vento favorevole ci permettevano di mantenere una buona andatura; avevamo tutte le vele al vento, compresi i fiocchi e gli stralli. Lasciate sulla nostra sinistra le Isole Frisone, ci dirigemmo verso l’imboccatura del fiume Elba, che risalendo si raggiunge il porto di Amburgo. Per raggiungere Copenaghen avevamo previsto di attraversare il Canale di Kiel, un lungo canale di 96,7 Km (aperto nel 1895) che congiunge il Mare del Nord al Mar Baltico. Al termine di questo canale si trova la città di Kiel con il suo porto ben attrezzato e già di notevole importanza per la Marina Militare che, al termine della seconda guerra mondiale, è stato aperto alla libera navigazione e consente il passaggio anche di navi di grosso tonnellaggio.

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Il grosso compito che ci stava attendendo, ma che avevamo studiato attentamente e pianificato per l’esperienza degli allievi e dei nocchieri, era che lungo il canale di Kiel avremmo incontrato dei ponti l’altezza dei quali dal suolo era inferiore ai 52 metri dell’albero di maestra della Vespucci. In poche parole, in assetto standard, la nave non sarebbe passata sotto i ponti. Fatto significativo di tutti i grandi velieri di un tempo è che i loro alberi non sono costruiti in un’unica soluzione e quasi mai dello stesso materiale. Nel caso della Vespucci gli alberi sono costruiti in tre differenti tronconi, dei quali i due più fissi in ferro, mentre la parte terminale (l’alberetto) in legno. Questo ovviamente per dare maggiore flessibilità all’albero che, soprattutto nella parte più alta, è maggiormente sollecitato dall’azione del vento. Inoltre su ogni albero vengono “incrociati” i cinque pennoni ai quali sono invergate le vele quadre. Una delle operazioni che su questi velieri è prevista fare quando si incontrano forti venti contrari alla direzione di marcia è quella di ridurre al massimo l’alberatura che, con il suo notevole ingombro, causa una decisa diminuzione della velocità (in alcuni casi non si riesce proprio ad andare avanti). Tale manovra consiste nello “scrociare” i pennoni (toglierli dalla posizione in croce sull’albero) e filarli in coperta. Questa è una manovra che pur richiedendo molta attenzione per i pesanti carichi in gioco (dai sei ai 12 quintali) può essere agevolmente portata a termine con il solo personale della squadra di guardia. Importante è conoscere bene tutte le manovre da eseguire ed è proprio per questo motivo che spesso, al tramonto del sole, anche con mare calmo ed in assenza di vento, sulla Vespucci viene allenata all’operazione ogni squadra di guardia, in modo che a rotazione tutti prendano la giusta confidenza con l’intera manovra.

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Ma per l’attraversamento del canale di Kiel era necessario non solo “scrociare i pennoni” ma anche “sghindare” gli alberi (abbassarli) in modo da far scendere le due parti più alte, in tempi successivi, perpendicolarmente lungo il terzo troncone, quello fissato alla chiglia della nave, e trasformare il veliero in uno simile, ma di altezza massima di 25 metri. Risalito l’estuario del fiume Elba ci fermammo alla fonda in posizione favorevole per l’entrata (mattino successivo) nel canale e lì, dall’alba al tramonto, tutto il personale di bordo di coperta fu impegnato a ridurre l’alberatura così come sopra descritto. Questa manovra è di esclusiva competenza del Comandante con l’ausilio del Capo Servizio Marinaresco e della esperienza del Primo Nostromo che, con il suo fischio, coordina l’operato dei tre Nostromi a capo di ogni singolo albero…si tratta di una sinfonia indimenticabile che nulla ha da invidiare a famosi concerti.

Le cime di bordo si muovevano come una immensa ragnatela ed oltre a tutti i cavi di canapa lavoravamo ,per i carichi più pesanti, con robusti cavi di acciaio. Il tutto proseguiva, come sempre, nel silenzio più assoluto. Io scandivo gli ordini per interfonico, il Nostromo impartiva con il fischio il segnali di attenti ed appena rispondevano i nostromi dei singoli alberi con il loro “pronti” si andava avanti per ore, senza mai interrompere fino a manovra completamente ultimata (a rotazione ci si concedeva un panino ed un po’ d’acqua per dissetarci)…. Avevamo lavorato bene ed intensamente e per oltre dieci ore al termine delle quali il Comandante, salito sul cassero, aveva rivolto a tutti il suo vivo compiacimento. Le cucine nel frattempo avevano preparato fumanti vassoi di spaghetti aglio ed olio, pizza tricolore e della buona birra (anche se attentamente misurata). Vista la piacevole temperatura il Comandante autorizzò anche un po’ di musica in coperta e la serata fu quindi allietata dall’orchestrina di bordo, ma alle ventitre tutti a nanna (esclusi ovviamente quelli di guardia). 

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Alle prime luci dell’alba con la pilotina arrivò sottobordo il pilota il quale oltre all’inglese conosceva molto bene l’italiano (per il canale di Kiel anche per le navi militari è obbligatorio l’imbarco del pilota). Questa fase era propria del Comandante e del Pilota per cui riuscii a dedicarmi un pochino di più al mio ruolo, organizzando anche una squadra di perfetti fotografi (è ovvio che la nostra Nave all’estero sia molto fotografata).

La navigazione lungo il canale fu qualche cosa di indimenticabile; lo risalivamo in mezzo a prati di un verde immenso ed il passaggio sotto i ponti (in vicinanza dei quali c’era sempre il dubbio..passiamo o no?) fu veramente da mozzare il fiato. 

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Ma chi va per mare sa sempre che esiste un “ma” pronto ad aspettarti, appena arrivati dall’altra parte dei ponti tutto ricominciò da capo. Ci aspettava un’altra giornata di intensa fatica, l’alberatura doveva tornare al suo posto prima dell’ingresso in porto e la Nave tirata a lucido in ogni particolare, non potavamo certo sfigurare di fronte alla “Sirenetta” eravamo o no la “Signora dei mari”?

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