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I “QUINDICI OTTOBRE” IN CONCERTO

I “Quindici Ottobre” si raccontano attraverso la voce di Andrea Schiaffino, cantante e chitarrista del gruppo.

di Sara Zoppi 

In occasione del primo concerto estivo della rock band Levantese, che si terrà mercoledì 18 Luglio alle ore 21.30 in Piazza Staglieno, con il patrocinio del Comune di Levanto, siamo andati a conoscerli più da vicino…

kinseuttubra

1) Se non sbaglio prima avevate un altro nome. Come è nato “Quindici Ottobre” e
cosa significa?
Una precisazione: certo, prima dei “Quindici Ottobre” c’erano gli “Half Dozen”, ma era un progetto totalmente diverso. Detto questo, l’origine del nome è molto semplice: visto che non avevamo la più pallida idea di come chiamarci, abbiamo scelto la data in cui abbiamo deciso di fondare il gruppo. È un modo per segnare il passaggio da una fase all’altra, da un progetto all’altro. Non c’è alcun significato storico o politico… se ci fossimo formati a novembre ci saremmo chiamati “Quindici Novembre”! E poi, il nome suona bene…

2) Come è nata l’idea di formare il gruppo?
L’intuizione è venuta fuori nell’autunno di tre anni fa. L’esperienza con gli “Half Dozen” era appena terminata, dopo cinque anni di intensa attività. Avevamo bisogno di ricominciare, aprire un capitolo nuovo, ampliare il nostro orizzonte. Così abbiamo cominciato a fare qualche giro di telefonate e, si sa com’è, una cosa tira l’altra, ed è nato questo progetto. Le prime prove furono molto difficili: non è facile passare dal suonare in un certo modo ad un altro nel giro di poche settimane. All’inizio andavamo alla cieca: non sapevamo cosa sarebbe venuto fuori! Ma poi la macchina ha cominciato ad ingranare…

3) Nei vostri concerti fate rivivere le più belle canzoni della musica rock, in che modo riuscite a personalizzarle e renderle vostre?
Non vogliamo essere dei semplici esecutori di quello che proponiamo, cerchiamo sempre di metterci un po’ del nostro, quando è possibile. Il nostro approccio è molto semplice: scegliamo una canzone che ci piace, buttiamo giù qualche idea per l’arrangiamento, e infine iniziamo a mettere tutto insieme in sala prove. Se viene fuori qualcosa di credibile è in scaletta, altrimenti la scartiamo e ne scegliamo un’altra. In fondo, il nostro scopo è divertirci. Se dovessimo eseguire esattamente l’originale sai che noia?

4) A proposito di sala prove, quanto tempo occorre in media per preparare una
serata?
Dipende dai brani. Alcuni richiedono più lavoro di altri. Ad esempio, uno di quelli che proporremo mercoledì ha richiesto mesi (sic!) di lavoro per ottenere il risultato finale.
Naturalmente ci sono alcune canzoni che escono quasi di getto, ma è molto raro. Tutto sommato, dietro a una setlist di una ventina di brani c’è un intero inverno fatto di lavoro e tentativi, anche se poi i risultati e la soddisfazione arrivano. Per questo, vorrei approfittare della situazione per ringraziare molto l’Associazione musicale “La Bottega della Musica”, della quale facciamo parte da anni, e che ci mette a nostra disposizione sia la sala prove che l’impianto per le serate.

5) Prima e dopo ogni concerto… non ci credo che non abbiate un rituale scaramantico!
Ufficialmente no, ma penso che dovremmo iniziare seriamente a prendere in considerazione l’idea! I nostri primi concerti coincidevano sempre con acquazzoni o allerta meteo… alla fine, il nostro rituale scaramantico è diventato quello di controllare le previsioni del tempo prima di ogni serata!

6) Avete mai pensato di scrivere una canzone vostra e trasformarla in un tormentone estivo?
In effetti quella cantautorale è una dimensione che manca al nostro gruppo. Per ovvi motivi, purtroppo, nessuno di noi sa cantare in spagnolo e quindi, a meno che il mondo non impazzisca domani, un tormentone estivo suonato da noi resterà molto improbabile!

7) Secondo te, Andrea, che ruolo riveste la musica rock nella società di oggi?
Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un libro intero! Oggi la musica rock è totalmente cambiata rispetto a trenta, quaranta, cinquant’anni fa. Tuttavia, anche quando ascoltiamo nuovi artisti – magari anche poco conosciuti – riusciamo a sentire, quasi a toccare con mano le tracce lasciate da quei mostri sacri senza i quali, oggi, il panorama pop sarebbe completamente diverso. Questo si vede a tutti i livelli, dall’amatore al professionista: certe sonorità vengono riscoperte, i “dinosauri” tornano in auge, persino il mercato dei dischi in vinile conosce una stagione di rinascita. E soprattutto, ciò che più mi dà fiducia nel futuro, è vedere tanti giovanissimi – ce ne sono anche a Levanto – che si avvicinano a questa musica, che portano avanti la “tradizione”, che imparano ad ascoltarsi l’un l’altro, a lavorare insieme. Credo che questo basti per provare che il rock n’ roll, dopotutto, è ancora tra noi.

8) Quali sono i vostri modelli musicali di riferimento?
Ognuno di noi proviene da esperienze diverse e ha gusti musicali differenti: del resto, la band non è formata da cinque coetanei. Tuttavia, devo dire che i nostri modelli di riferimento sono abbastanza omogenei: dai Pink Floyd, ai Led Zeppelin, ai Pearl Jam, passando per i Jethro Tull, ai The Who fino ai Faith No More. La diversità è la nostra forza, nonché principale fonte di creatività.

9) Il live che vi è piaciuto di più? E quello più disastroso?
Il migliore? Senza subbio la serata che abbiamo fatto a Vernazza l’estate scorsa. Bella atmosfera, pubblico scatenato, ottima organizzazione… Il più disastroso? Quando, in una delle nostre prime esibizioni a Levanto, appena arrivati per montare gli strumenti ha cominciato a piovere a dirotto! Fortunatamente non avevamo ancora messo a terra nessuno strumento…

10) Immagino che siate impazienti di esibirvi! Potete anticiparci alcuni brani che
suonerete mercoledì sera?
Sicuro! Suonare nella cornice dei giardini di Piazza Staglieno è sempre emozionante, e noi non vediamo l’ora di esserci. Tra i brani che faremo mercoledì sera posso anticiparti “Aqualung” dei Jethro Tull, dall’omonimo (meraviglioso) album del 1971, “Firth of Fifth” dei Genesis, altra “pietra miliare” del rock progressivo, e “On the Turning Away”, un bellissimo brano dei Pink Floyd. Inoltre, abbiamo in repertorio pezzi meno “complessi” ma certamente non meno famosi come “Heroes” di David Bowie o “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin e, per quanto riguarda il rock italiano, brani di Goblin e PFM. Insomma, crediamo di non aver fatto torto a nessuno.

 

 

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