Storie di ieri

LA PESCA DELLE LAMPARE E LA SALAGIONE DELLE ACCIUGHE…

La Levanto di un tempo ...

dell’Amm. Giuliano Rampani

Nell’immediato dopo guerra a Levanto vi erano molti pescatori e numerose erano le famiglie che riuscivano a sopravvivere grazie a questa attività che, come un’arte, era tramandata da padre in figlio. Uno dei tipi di pesca maggiormente praticato era quello delle acciughe, dai nostri vecchi conosciuto come “andà a lampara”. Questo tipo di pesca si esercitava di massima da aprile alla fine di settembre e normalmente avveniva dalle tre alle cinque miglia dalla costa o appena fuori delle punte del golfo,quando si cominciava a scoprire l’isolotto del Tino con il suo faro luminoso. La sera quando le barche una dopo l’altra lasciavano il porticciolo della Pietra ed al tramonto del sole accendevano i loro “cei” (luci), era uno spettacolo meraviglioso. Le lampare erano quelle dei fratelli Lola e Beppin, i Merani (Luenzin e Ginetto Baù) i fratelli Campodonico (Culottu) Pietrin, Armando e Vittorio, i fratelli Mascardo (Giustin,Giacumin e Genin) ed i figli Gualtiero e Pilade – Medeu Campodonico e Mariu Scaramuccia, i miei zii Edoardo, Giulio e mio papà U. Bertu ed il giovanissimo Beppe Tuvo, l’ultimo rimasto di questa razza di pescatori, mi scuso se ho dimenticato qualcuno.

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Normalmente questa pesca offriva due possibilità a seconda delle fasi lunari e dello splendore che nella notte la luna con la sua luce regalava; a volte si pescava in prima serata con rientro al porticciolo entro le due del mattino, altre si pescava durante la notte con rientro verso le sei del mattino. Questa alternanza era molto importante perché ad essa era collegata la possibilità di piazzare il pescato sui vari mercati e le possibilità di guadagno erano completamente differenti. Alle quattro in punto partiva dalla vecchia stazione FF.SS di Levanto un locale per Genova e, quando vi si riusciva ad imbarcare il pescato, dalle due a trecento cassette da 10-12 Kg di acciughe, queste venivano sbarcate alla Stazione di Brignole e successivamente a mezzo di un furgone, trasportate al mercato ove all’alba iniziava l’asta per la vendita. Chiaramente ogni Capo barca spediva a Genova, assieme al suo pescato,un membro dell’equipaggio per assistere all’asta, al termine della quale i banditori (sig Crovetto, Martini e Chiesa) trattenevano la loro percentuale, indicativamente il dieci per cento, firmando immediatamente un assegno al pescatore-accompagnatore. Il problema si presentava quando si rientrava dalla pesca dopo che il locale era già partito; in mancanza di frigoriferi per la conservazione,era necessario,tolta la parte minima per il mercato levantese, provvedere a smerciare l’enorme quantità rimanente e per questo non restava altra possibilità che rivolgersi all’organizzazione che gestiva la salagione delle stesse. Il Sensale si presentava sotto gli archi della passeggiata a mare ed appena le lampare avevano ultimato l’ormeggio, iniziavano le trattative……”Quantu vueì ancò pe na cascetta de angiu” (quando volete oggi per una cassetta di acciughe)?….Tre lie (tre lire rispondeva il capo barca) – Ve ne daggu due ouva e se speitè ancua in po, vene daggu una e messu (Ora ve ne offro due, ma se aspettate ancora un po’ ve ne do..una e mezzo…). Chiaramente il sensale aveva il coltello dalla parte del manico; sapeva benissimo che i pescatori non avevano altra soluzione, ma anche che non poteva tirare troppo la corda. Un accordo andava comunque trovato. Ultimata la trattativa le acciughe venivano trasportate in un capannone di Via del Terraro (dove ora si trova il B & B OASI).

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Questo capannone aveva tre finestroni per arieggiarlo e le pareti in calcestruzzo completamente corrose dal sale ed il pavimento in cemento attraversato da alcune canaline per far scorrere l’acqua. Le Addette alla lavorazione, esclusivamente donne, erano lavoratrici stagionali, senza alcun orario, si lavorava fino a termine del pescato giornaliero; tra loro ricordo Anna Tassara, la Anna dei Nan..e la Vitò..mamma di Roberto Barletta. I Padroni della “attività di salagione” erano Angelo Basso e Cappellini di Manarola; quando le cassette di pesci giungevano al capannone venivano allineate sul pavimento. Le lavoratrici prendevano le acciughe e con un colpo secco staccavano la testa, assieme alla quale veniva estratta una parte delle interiora, il “Busetto”, la pancetta; subito dopo le acciughe venivano buttate all’interno di un grande contenitore in marmo, simile ad un lavatoio, e poi, con la stessa tecnica adoperata per approntare le “arbanelle” (piccoli barattoli in vetro), le deponevano in bidoni di acciaio che, al termine delle operazioni, potevano raggiungere il peso stimato di 25 chilogrammi. I contenitori sigillati con una tappo in legno venivano posti sotto peso e dopo alcuni giorni, appena pronti, ritirati dalla Ditta Polli di Milano che aveva una succursale anche a Montecatini Terme ed immessi sul mercato. Prima delle acciughe, nei mesi di Gennaio e Febbraio, venivano lavorati i “bianchetti”; appena giunti nel capannone venivano scottati per alcuni minuti, depositati in appositi platò delle misure di 60 per 40, ricoperti con carta velina e immediatamente inviati a Milano; senza questo trattamento nel giro di poche ore i bianchetti sarebbero diventata una poltiglia di acqua da eliminare. Prima di concludere desidero parlare di due figure importantissime: la prima quella di alcuni vecchi Capi Barca che non potendo più trascorrere numerose notti in mare, aspettavano le barche all’alba e quando tutti erano scesi a terra provvedevano a rassettarle, reti comprese; a loro, i pescatori destinavano una cassetta di ottimo pesce.  Queste figure erano U Milan per la barca di Medeu, U Miliu U Resca per quella di Lola, U Angiulettu a Basan per quella dei Bau’, U Scimun padre di Ginesio, per quella dei Campodonico e sicuramente altri dei quali non ho trovato menzione. L’altro personaggio era Frè’ Furtuna (Padre fortuna) un francescano del Convento della S.S Annunziata addetto alla raccolta delle offerte, allora in convento erano presenti, studenti compresi, una trentina di Frati e per la mensa il pesce fresco faceva sicuramente comodo. Il nostro frate, regolarmente scalzo sia in estate che in inverno, aspettava le barche alla Pietra con il suo carretto a mano ed appena ricevuta da tutte le barche una buona quantità di pesce, iniziava il rientro al convento, spingendo a mano il carretto. Tutti gli volevano bene…

Ecco questa è la Levanto di un tempo che fu….la Levanto sempre più sconosciuta ai giovani e che io spero, con questi mie articoli, di poter far loro rivivere…alla prossima!

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