Cultura Storie di ieri

I PELLEGRINAGGI AL SANTUARIO DI SOVIORE

di Amm. Giuliano Rampani

I naviganti,in ogni tempo, sono sempre stati devoti alla Vergine Maria tanto che, sin dai primi dell’ottocento,vi fu un’enorme diffusione di pitture votive e di oggetti ricordo, quasi sempre in oro, da loro donati ai Santuari. Nella nostra regione furono molto importanti,ed ancora lo sono, i Santuari della Madonna di Soviore (Monterosso al Mare, Montenero (Riomaggiore), Reggio (Vernazza) e le chiese di Bonassola e Camogli. I quadri degli ex-voto marinai descrivevano scene di grandi pericoli vissuti in mare dei quali, grazie all’intervento divino, si era riusciti a scampare a quei momenti drammatici che quasi sempre coinvolgevano non solo il singolo individuo, ma anche l’intero equipaggio. La tradizione secolare nasceva ovviamente dalla fede profonda e radicata che gli uomini di mare, sia che dovessero affrontare lunghe ed estenuanti traversate o che, in qualità di pescatori si limitassero a rimanere lontano dal porto sicuro per una settimana al massimo, avevano per la Madonna. Quelli di Levanto sono sempre stati fedelissimi alla Madonna di Soviore che nel tempo hanno sempre omaggiato con i loro doni. La chiesa sorge in un bosco di lecci su un terrazzamento a picco sul mare di Monterosso; essa sembra avere origini antichissime tanto da ipotizzare una sua prima distruzione molti secoli fa ad opera dei Longobardi. L’attuale costruzione risale al secolo XVI ed al suo interno sono conservati la Statua della Pietà ed un bellissimo lampadario. Fino a qualche anno fa, appesi alla pareti, erano conservati numerosi dipinti ex-voto; un particolare di queste tele erano le sigle che l’autore aveva posto del tipo VGFA (Votum feci et gratiam accepi) o PRG (per grazia ricevuta) oppure GR (Grazia ricevuta); immagino che se qualche nostro nonno tornasse in vita gli verrebbe spontaneo domandarsi dove queste tele siano finite, chissà? Tornando agli anni della mia infanzia ricordo con nostalgia la salita in pellegrinaggio che si faceva al Santuario di Soviore il giorno dopo della Pentecoste. Infaticabili organizzatori erano la “Maria di pellegrin.” E Fredin detto “U campanà”; già un mese prima dell’evento tutti noi ragazzi eravamo convocati in oratorio di S.Giacomo per le prove dei canti sacri e delle preghiere che dovevamo recitare lungo il percorso. Si partiva alle ore 6.00 dalla piazza della Loggia,tutti rigorosamente vestiti con la cotta bianca e la mantellina di velluto nero e con il bordone (il bastone) adornato con i fiori di campo della stagione. Subito dopo noi ragazzini venivano gli adulti con i grandi Crocifissi e tutte le mamme con le sporte dei cibi e delle bevande per la colazione che veniva consumata al sacco nei prati vicino alla chiesa. Anche allora, ovviamente i “Scignuri” pranzavano al Ristorante del Santuario. Il percorso si snodava attraverso Via Guani,Via Martiri,Via Albero d’Oro e poi, a Fontona, per il sentiero che in ripida salita ci portava fino alla Colla dove la strada si biforcava per scendere a Monterosso o per continuare verso la nostra meta (allora la strada era in terra battuta e non asfaltata e la polvere la faceva da padrona). Salivamo in allegria sulle note della preghiera..”Al monte al monte andiam, Madonna di Sovior noi salutiamo….” Giunti al Santuario veniva celebrata la S.Messa ed al termine della stessa iniziavano i giochi in allegria;gli uomini normalmente privilegiavano il braccio di ferro, la “Morra” e le varie prove di forza che consistevano nel piantare un chiodo lungo dieci centimetri in un palo in legno con il minor numero di martellate oppure colpire con un pugno un grande pallone che, in caso di ottimo risultato, faceva illuminare e risuonare lo schermo contro il quale andava a sbattere; chiaramente queste prove venivano sempre accompagnate da qualche bicchiere di buon vino con le vive raccomandazioni del nostro Parroco (spesso inascoltate) a non esagerare con le “alzate di gomito”. Noi ragazzi e ragazze, mentre le Mamme preparavano per il picnic all’aperto, giocavamo alla “patta”, girotondo o intonavamo canzoni. Ricordo che per anni ho portato in spalla per la salita, la mia fisarmonica, una Scandalli ad ottanta bassi, con la quale, dalla postazione ricavata sopra la fontana sul piazzale alle spalle della chiesa suonavo per ore cercando di allietare nel miglior modo possibile la festante compagnia. Diventato giovanotto con molto piacere, sono passato con i Cristanti; per molti anni abbiamo portato i due grandi Crocifissi (uno pesante poco meno ed uno poco più di un quintale) da Levanto fino al Santuario.

pellegrinaggio 2

I ragazzi eravamo io, Franco Repetto, Fiovo Fanelli ed Enrico Bagnasco (i due ultimi ormai non più con Noi) mentre gli uomini erano niente po’ po’ di meno che: Amedeo Campodonico, Mario Scaramuccia, Giuliano Currarino, Luciano del Mesco, Ballerio, Scopesi, Beretta, Cavallo e molti altri e mi scuso con quelli che ho tralasciato.. Era una faticaccia notevole anche perché nel tratto che saliva da Fontona alla Colla dovevamo prendere sulle spalle i Crocifissi e, visto come si snodava il sentiero, dovevamo caricarci singolarmente uno alla volta del notevole peso; chiaramente lungo la salita cercavamo di bere e mangiare qualche panino tanto che al Santuario arrivavamo senza più alcuna provvista: ma la le Mamme ci aspettavano e ci pensavano Loro (Sante Donne…!): Gli ultimi chilometri, dalla Colla al Santuario, i Crocifissi venivano nuovamente portati “in crocco” ed in questa fasetornavano in campo i “più forzuti” quelli cioè che provvedevano a sollevarlo in alto e passarlo da uno all’altro dei portatori…una dimostrazione di forza ed equilibrio notevoli. ….Nel pomeriggio i giochi continuavano in una atmosfera di sana allegria fino al suono delle campane, si ritornava tutti in chiesa per la recitazione del rosario e la celebrazione del Vespro solenne. Al tramonto. agli immancabili ordini della Maria di Pellegrin e di Fredin……la colonna dei partecipanti si riformava per il ritorno a Levanto, dove nell’Oratorio di S. Giacomo, riposizionati al loro posto i due Crocifissi, la processione si scioglieva con l’appuntamento per l’anno successivo. Questa tradizione, anche se ridotta e ridimensionata nel programma.ancora si svolge ai tempi nostri…..

Molti purtroppo ci hanno lasciato a partire dalla Maria e da Fredin. I Crocifissi restano in oratorio ed i ragazzi con le mantelline in velluto non partecipano più; molti, i più anziani,salgono al santuario con le auto e tanti rientrano in Paese subito dopo la Santa Messa delle 10.30, ma il fascino Giuliano, Enrico di Soviore resta immutato nei nostri cuori e comunque, anche se siamo decisamente diminuiti, il Lunedì successivo alla Pentecoste, nella salita da Fontona alla Colla…..ancora si sente cantare…….”Al monte al monte andiam…..Madonna di Soviore noi …salutiamo”……e speriamo che tutto questo possa ancora durare per molti anni ancora…

 

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