arte Cultura

ANTONIO LIGABUE IN MOSTRA A PALAZZO DUCALE

Un approfondimento sulla storia dell'artista in mostra fino al 1° Luglio
 di Antonio Gussoni

 

Arriva in Italia, a Gualtieri in provincia di Reggio Emilia, nel 1919. Parla solo tedesco, non ha parenti, né amici, né casa, né soldi. Era nato in Svizzera da immigrati italiani. A seguito della tragica scomparsa della madre viene affidato a una coppia svizzera. Ben presto a seguito della sua condotta irrequieta e violenta viene ricoverato in ospedale psichiatrico e poi espulso in Italia e accompagnato a Gualtieri, da dove proveniva il patrigno. Vive grazie al sostegno dell’ospedale di mendicità e successivamente facendo il carriolante a cavar sabbia dal greto del Po. Incomincia a dipingere nel ’20. Viene di nuovo ricoverato in istituto psichiatrico. Ne esce traumatizzato. Anche dopo aver raggiunto una certa fama e una discreta agiatezza, aveva il terrore dei carabinieri nel timore che lo riportassero in manicomio. Amava gli animali e i bambini, forse perché non gli avevano fatto mai del male, temeva la gente da cui tante sofferenze aveva ricevuto, ma aveva gesti di grande delicatezza nei confronti di chi gli aveva dato una mano. La morte l’ha colto nel 1965 all’ospedale di mendicità , quando già le sue opere erano quotate assai bene . Dopo il grande successo della mostra alla Barcaccia di Roma nel 1961, si poté permettere due auto, un autista, alcune moto Guzzi che teneva in modo impeccabile e che voleva partissero al primo colpo di acceleratore. Gli anni buoni durarono poco per lui: nel 1964 una grave paresi gli bloccò la parte destra del corpo, costringendolo a letto fino alla scomparsa. Nelle sue opere c’è tutta la sua visione del mondo: la vita come lotta tra predatori e vittime e la pace nell’armonia composta della natura nei vasti orizzonti dei campi arati in cui contadini e animali non sono attori, ma semplici tessere di un grande tranquillo mosaico. Tra le opere che più colpiscono sono certamente gli autoritratti che si ripetono in forma quasi ossessiva durante tutto l’arco della sua attività pittorica, a somiglianza di Van Gogh. Hanno come una prospettiva rovesciata, son loro che ci guardano e ci trasmettono l’ansia e la preoccupazione di chi nella società non è stato accolto. Inconsapevolmente Ligabue recepisce pienamente le teorie della fisiognomica di Leonardo, per cui dai volti e dagli atteggiamenti deve trasparire l’animo dei personaggi ritratti. L’esposizione a Palazzo Ducale di Genova – fino al 1 Luglio – di una selezione delle opere di Antonio Ligabue è un’esauriente rappresentazione dell’opera di questo grande e sfortunato artista.

Per maggiori informazioni sul costo dei biglietti e gli orari di apertura cliccare qui 

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