Le voci del territorio

INTERVISTA A SILVIO BARBERA: SLOW FOOD TRENT’ANNI DOPO

di Sara Zoppi 

Nella giornata di Sabato 2 Settembre, presso lo Shopinn di Brugnato, si è svolto l’incontro con Silvio Barbero, Vicepresidente Slow Food (nonché co-fondatore dell’associazione) e Vicepresidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in occasione del Festival Slow Food che ha animato per due giorni il centro commerciale. Tema dell’incontro era “Slow Food trent’anni dopo. Quale futuro per l’associazione di Carlin Petrini?”, per indagare insieme a Silvio Barbero la nascita dell’associazione, i principi ispiratori che guidano tutt’oggi il suo operato e i progetti futuri.

Silvio Barbero ha esordito ricordato brevemente la nascita del “Movimento per la tutela e il diritto al piacere” nel 1986 e di come era stato ambizioso e innovativo assumere come principio base che “il piacere del cibo è un diritto”. Solo tre anni dopo, nel 1989, il movimento si è internazionalizzato diventando Slow Food, associazione che oggi è presente in 150 paesi nel mondo e vanta una rete di milioni di persone. Barbero ha poi sottolineato la prospettiva, inaugurata da Slow Food, con cui guardare il sistema di produzione alimentare: un prodotto non deve essere solo buono (cioè di qualità, gustoso e sano) ma anche pulito (prodotto senza daneggiare l’ambiente) e giusto (ovvero condizioni lavorative e salari equi per i produttori).Tra i progetti, citati da Barbero, che Slow Food realizza e porta avanti, sono soprattutto degni di nota quelli rivolti al tema dell’educazione, come il progetto dell’”Orto in condotta”, realizzato nelle scuole, in cui i bambini imparano a coltivare la terra insieme ai loro insegnanti e scoprono l’origine degli alimenti che ritrovano poi nei loro piatti. Sempre sul piano dell’educazione, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo si impegna a formare i gastronomi del futuro, nuove figure professionali che hanno conoscenze e competenze nell’ambito agro-alimentare e operano indirizzando la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo verso scelte corrette e sostenibili per il pianeta. Un’altra area di intervento di Slow Food è quella che riguarda i Presidi, ovvero il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica, minacciate dalla globalizzazione, dal degrado ambientale e dall’omologazione; e le comunità del cibo che nascono con l’intento di difendere l’agricoltura, la pesca e l’allevamento sostenibile al fine di preservare sapori, saperi e biodiversità.

A conclusione del suo intervento, Barbero si è concentrato sulle specificità del nostro territorio ligure, affermando l’importanza di decentralizzare il turismo, spostandolo dalla costa all’entroterra. Avvicinare i turisti alla scoperta del territorio vuol dire, anche, fargli assaggiare le specialità locali direttamente da chi le produce. Ha auspicato infine un “ritorno alla terra”: sempre più giovani dovrebbero avvicinarsi al mestiere del contadino che deve essere rivalutato in quanto è di vitale importanza perché “ci da’ da mangiare”. E il futuro? Tra le tematiche che saranno affrontante durante il VII Congresso Internazionale di Slow Food (momento in cui si inizierà a disegnare l’assetto che avrà l’associazione nei prossimi anni) ci sono il cambiamento climatico, il cibo e la biodiversità.

Buono a sapersi: i numeri Slow Food della Liguria

• 8 condotte (o sedi locali)

• 15 presidi, di cui 2 delle nostre zone

  • Sciachetrà delle Cinque Terre
  • Gallo nero della Val di Vara

• 9 comunità del cibo tra cui

  • i produttori della fagiolana di Torza di Maissana
  • i produttori delle Valli del Pignone e del Casale
  • il pisello nero di L’Ago di Borghetto Vara
  • i raccoglitori di funghi di Carro
  • i produttori di cipolla rosa di Pignona

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